Un articolo uscito sull’inserto “Noi Famiglia” del quotidiano Avvenire lo scorso 29 luglio 2018 riporta l’appello della nostra associazione a rilanciare anche in Italia la strategia della Salute per tutti per avere città “amiche degli anziani”, dove accessibilità, trasporti, aggregazione, lavoro, assistenza medica e informazione siano “age friendly”

Invecchiare non fa più paura se le città diventano «amiche»

di Annalisa Guglielmino

Che cos’hanno in comune una metropoli come New York e la cittadina basca, Donostia-San Sebastian, che conta poco più di 185mila abitanti? Un’idea. La stessa idea che unisce da un capo all’altro del mondo anche la francese Versaille alle lontanissime Melville e Canberra in Australia, o la città canadese di London alla britannica Manchester: l’idea che una città per funzionare bene nel futuro – un futuro che vede aumentare l’aspettativa di vita delle persone e raddoppiare da qui al 2050 il numero degli over65 –, debba cominciare fin da subito a occuparsi dei suoi anziani. Le città citate qui sopra sono tutte riconosciute dall’Organizzazione mondiale della sanità come «amiche degli anziani», Global age friendly cities.

Nel mondo, dal 2006 a oggi, oltre 400 città in più di 35 Paesi hanno aderito al progetto, declinando sul proprio territorio le linee guida internazionali: secondo l’Oms una città, per essere age friendly, deve, tra l’altro, garantire l’accessibilità agli edifici pubblici e la creazione di spazi di partecipazione, promuovere il volontariato, ma anche le occasioni di divertimento, offrire mezzi di trasporto pubblico affidabili per non isolare chi non guida e comunicare bene (ampia diffusione delle informazioni, caratteri grandi, linguaggio semplice, istruzioni telefoniche chiare, assistenza per l’accesso a internet).

In Italia la prima città ad ottenere il riconoscimento, nel 2013, è stata Udine, capofila da allora di un gruppo di lavoro sull’invecchiamento all’interno della Rete europea delle città sane, creata dall’Oms. Oggi un appello alle città italiane arriva dall’associazione Amici della Casa della carità: «L’Oms mette in evidenza i settori di azione che possono dare alle persone anziane di oggi e di domani la capacità di inventare nuovi modi di vivere Le istituzioni devono garantire politiche che consentano la partecipazione alla società, ed evitare le ingiustizie che spesso comporta la salute scadente in età avanzata», spiega Palmiro Boni, responsabile del settore Anziani dell’associazione, nata in seno alla Fondazione Casa della carità Angelo Abriani di Milano, importante presidio sociale della metropoli e delle sue periferie. L’idea è quella di creare un «circuito virtuoso» grazie ai parametri adottati in altre città, fondati sugli otto «pilastri» dell’Oms riguardanti gli aspetti della vita urbana che possono influenzare la salute e la qualità della vita delle persone anziane.

Dopo Udine, anche Imperia è stata riconosciuta città amica degli anziani, mentre Genova ha mosso i primi passi per ottenere la qualifica. In Liguria, come in Friuli Venezia Giulia, in Abruzzo e in Umbria esiste già una legge regionale sull’invecchiamento attivo. E in altre regioni si sta lavorando per individuare misure per favorire nella loro vita quotidiana gli anziani. L’argomento è sensibile anche a livello nazionale, ma le varie istanze all’esame della Commissione affari sociali e del Parlamento (come quella sull’utilizzo di persone anziane in attività di utilità sociale) non hanno prodotto, finora, un sistema legislativo organico per l’adeguamento del tessuto urbano alle esigenze di una popolazione che invecchia. E che lo farà a ritmo esponenziale.

Perciò la rete delle «città sane» è il punto di riferimento strategico a livello locale per l’implementazione della Strategia di Salute 2020 e del nuovo indirizzo politico-strategico per la promozione della salute e del benessere in Europa. Sono due obiettivi strategici fissati per il 2020: il miglioramento della «salute per tutti» e la riduzione delle disuguaglianze; il miglio- ramento «della leadership e della governance partecipativa per la salute».

«Gli esempi virtuosi in Italia non mancano, ma tante città potrebbero fare di più se entrassero in rete tra loro e beneficiassero dell’esperienza di chi ha investito sul benessere dei suoi anziani », commenta Boni. Classe 1933, Palmiro Boni è l’esempio vivente dell’apporto che gli anziani possono dare alla società. Già presidente, fino agli anni ’90, di una multinazionale con sede in Italia, in età da pensione è stato direttore generale dell’azienda sanitaria locale di Monza, fino ad approdare all’associazione Amici della Casa della carità. E dalla onlus promuovere l’iniziativa dell’Oms fino all’appello alle città italiane ad abbracciare un progetto «tanto più indispensabile quanto più aumentano gli anziani. Possono iniziare i piccoli comuni, per poi arrivare a coinvolgere le grandi città». Un po’ come in Francia, dove le Villes amies des aînés sono già numerose.

Riconoscere le capacità e le risorse degli anziani, anticipare e rispondere in modo flessibile alle loro necessità, rispettarne le decisioni e stili di vita, proteggere i più vulnerabili, promuovere progetti nelle comunità di inclusione sociale: la strada è segnata: è importante, per l’Oms, che le persone anziane abbiano ogni giorno «una buona ragione per uscire e partecipare». Meglio ancora se, come a Varsavia, troveranno semafori pedonali dalla durata lunga, per facilitare l’attraversamento. O come ad Akita, in Giappone, avranno marciapiedi con sistemi di scioglimento del ghiaccio per ridurre cadute e infortuni. Le azioni possibili sono tante. È il principio della «strategia fondamentale» dell’Organizzazione mondiale della sanità: «Rendere il nostro mondo più adatto a chi invecchia».

 

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