Poco più di due anni fa Casa della carità, Associazione amici della Casa della carità e Casa della cultura decisero di avviare congiuntamente un progetto che venne intitolato “Con uno sguardo umano“: progetto che, nonostante i limiti imposti dalla pandemia, prosegue e che si basa su due fondamenti. Il primo consiste nella convinzione di stare vivendo un vero e proprio cambiamento d’epoca (perchè di questo si tratta, più che di un’epoca pure densa di cambiamenti, per usare le parole di Papa Francesco), e per verificare la fondatezza di tale affermazione si decise di provare a definire i processi di fondo che sarebbero in corso.

Il secondo fondamento su cui si basa il progetto sta – per usare la parole del cardinale Martini – nel “cercare di mettere a punto, per affrontare le grandi sfide del presente, una visione e un impegno comune tra credenti e non credenti“; o, se vogliamo dirla così, tra il meglio della cultura e della morale cristiana e di quella laico-progressista.

Come si diceva, si provò anzitutto a definire i processi di fondo che sarebbero in corso: a cominciare, come è scritto nel documento che venne successivamente stilato, “dalle disuguaglianze crescenti, da certe tendenze socio-culturali – quali derive e ripiegamenti nazionalisti o fenomeni di xenofobia e razzismo, con le relative tendenze a mettere in discussione democrazia, rispetto dei diritti civili e umani ecc. – oltre che dai rischi gravissimi connessi alla situazione ambientale (….); problemi di una portata tale che, se non affrontati per tempo, verranno a costituire un pericolo enorme per l’umanità nel suo insieme e tanto più per le generazioni future: come dovrebbe peraltro essere più che evidente”.

Tuttavia, continua il documento, “la politica, le classi dirigenti ma anche l’opinione pubblica in generale – e non solo nel nostro Paese – non paiono assolutamente cogliere l’esigenza di porre tali questioni al centro dell’attenzione, muovendosi con la necessaria urgenza al riguardo: c’è sempre meno spazio per argomentazioni razionali e complessive e di un tempo lungo si è ormai persa la traccia, l’orizzonte di politici e top manager è al massimo di qualche mese. Lo scopo dell’iniziativa di cui si diceva sarebbe quindi di provare a contribuire alla costruzione di una cultura civile che guardi più in là ponendo al centro dell’attenzione questioni come quelle accennate, e che sia alternativa a tendenze che di fatto concorrono ad accentuare ulteriormente il già ‘crescente deficit di umanità‘”. Perchè proprio così – ‘crescente deficit di umanità‘ – era stato definito, in una delle prime discussioni che si tennero, uno degli effetti di fondo che si sono andati producendo nelle nostre società e con cui ci si trova sempre più a fare i conti.

Vedremo se politica e classi dirigenti – o almeno una parte di esse – inizieranno prima o poi a dare nel concreto maggiore peso a questioni come quelle citate; alle quali aggiungere (cito sempre il documento) “certe tendenze nei cui confronti la gente non può che sentirsi impotente: come lo strapotere di finanza, banche e multinazionali. Perché se “a tutto ciò non si riuscirà a dare risposte con politiche progressiste, ricostruendo una cultura che sappia rappresentare queste fragilità disperse riconducendole dentro un discorso collettivo, rimarrà la tentazione di trovare dei capri espiatori: a cominciare dagli immigrati”.

Una volta chiarite linee e obiettivi di fondo si è quindi dato vita a una manifestazione, assai partecipata e tenutasi il 28 gennaio 2019 presso il Civico Planetario di Milano; dopodichè – oltre ad alcune iniziative pubbliche locali – si sono attivati i cosiddetti ‘laboratori’, ossia momenti di approfondimento di temi presenti nel documento: quali “disuguaglianze”, “paure”, “pratiche solidali” (non mancano fenomeni in controtendenza rispetto a certi processi di fondo, e dunque può essere utile provare a metterli in luce), “sostenibilità ambientale”, “social media” (con la relativa necessità di riscrivere le regole del gioco, oggi troppo a favore dei grandi gruppi multinazionali non a caso definiti ‘il capitalismo della sorveglianza’). Ai primi cinque ‘laboratori’ ne sono poi seguiti due, tenutisi nel periodo segnato dalla pandemia e che quindi si sono svolti in streaming: si tratta di quello sull’enciclica papale “Fratelli tutti” (viste le numerose connessioni riscontrabili tra i temi in essa presenti e quelli affrontati nel nostro documento), e di quello su “Territorio e comunità: sanità e disagio sociale ai tempi dell’emergenza covid” (un tema quanto mai all’ordine del giorno).

Si è poi cercato, soprattutto negli ultimi mesi, di condividere i contenuti del documento con una serie di organizzazioni: e mi sembra assolutamente rilevante il fatto di poter contare oggi sull’adesione data all’iniziativa, sottoscrivendo appunto il documento, da parte di realtà del peso di Cgil, Cisl, Uil, Forum delle disuguaglianze e delle diversità, Legacoop, Confcooperative, Legambiente, Alleanza contro la povertà, Coop Lombardia, Auser: realtà alle quali presto se ne aggiungeranno probabilmente altre.

A quel punto si tratterà di estendere e approfondire la discussione grazie anche al ruolo e alla collaborazione di tutti gli aderenti, tornando quindi a tenere iniziative pubbliche (sperando che ciò sia possibile quanto prima): cercando così di contribuire alla costruzione e alla diffusione di quella cultura civile “alternativa a tendenze che di fatto concorrono ad accentuare ulteriormente il già crescente deficit di umanità”.

Silvano Ambrosetti, consiglio Direttivo Amici Casa della carità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...