Si è tenuto lo scorso 25 ottobre, a Paestum, in provincia di Salerno, il VI° convegno nazionale di Reti della carità, il network nazionale di realtà impegnate sul fronte della carità, di cui la nostra associazione è tra i principali animatori e promotori.

Si è trattato di un importante momento di riflessione e confronto sui temi del dialogo e della pace. Particolarmente significativi gli interventi dei relatori, che hanno arricchito e reso proficuo lo scambio di idee.

Il convegno, intitolato “Dialogo: ponte tra culture e strumento di pace”, è stato trasmesso in diretta streaming e può essere rivisto a questo link: CLICCA QUI

A complemento dell’incontro è stato proposto, presso l’area archeologica di Paestum, un concerto organizzato dall’associazione cilentana Rareca, in collaborazione con Amici Casa della carità. A esibirsi, l’artista Pietra Montecorvino.

Riportiamo qui di seguito un testo del prof. Roberto Catalano, che racconta la sua esperienza in qualità di partecipante al VI° convegno nazionale di Reti della carità, pubblicato sul proprio blog.

Link originale

A Paestum con le Reti della carità

Sto tornando da Paestum a Incisa Valdarno al termine di un week end fra i più arricchenti vissuti negli ultimi anni. Assolutamente imprevedibile sotto tutti i punti di vista. Il motivo di questa puntata verso il sud, nei giorni del minaccioso arrivo del primo Medicane che sta creando problemi non indifferenti a Sicilia e Calabria, è stato l’invito delle Reti della Carità a partecipare ed intervenire al loro convegno nazionale. Non ne avevo mai sentito parlare e, confesso sinceramente, nonostante le ricerche fatte online la mia conoscenza e comprensione non erano migliorate. Ma le cose sono cambiate appena sceso dal Freccia Rossa ad Agropoli. Con vari altri organizzatori e relatori ci siamo resi conto che avevamo viaggiato sullo stesso treno e nei due giorni successivi abbiamo condiviso lo stesso pulmino per gli spostamenti, lo stesso hotel, momenti di relax e una cena tipica del Cilento con possibilità di conoscenza reciproca profonda.

Non ho trovato una organizzazione o istituzione, ma persone. E questa mi è parsa la scoperta più bella. Le Reti della carità, infatti, non sono una struttura e non hanno nulla di istituzionale ed organizzativo. Tutto è spontaneo, perché raccolgono persone impegnate in progetti di servizio (accoglienza, assistenza, integrazione, sviluppo ecc.) sul territorio italiano. Mi sono reso conto che a volte si tratta di micro realizzazioni: magari una casa famiglia con una ventina di donne immigrate abusate o poveri che vivono o sopravvivono attorno ad una parrocchia o la presenza nei quartieri più problematici di una città come Napoli. La fantasia del servizio al prossimo quando veramente motivata non ha confini ed è in costante evoluzione. La differenza fra tutte queste persone la fa il fatto che si trovano legate in rete per condividere problemi, questioni con le istituzioni, difficoltà. Li ho sentiti incoraggiarsi a vicenda, condividere situazioni critiche sia all’interno delle loro iniziative che con le istituzioni locali.

Mi sono trovato inserito in una vera rete di rapporti, aperta verso l’esterno, quelle periferie che stanno tanto a cuore a papa Francesco. Ho trovato credenti veri, coerenti, sinceri: una Chiesa cattolica italiana, forse invisibile, ma reale e concreta, radicata sul territorio. Soprattutto ho sperimentato una amicizia vera fra loro, sia pure ognuno sia impegnato in contesti molto diversi, spesso a centinaia di chilometri di distanza dagli altri. Appartengono a associazioni o gruppi i cui nomi sono sconosciuti a livello del pubblico e dell’opinione pubblica nazionale. Ma fanno la differenza sul territorio. E’ lì che la gente vive, che i poveri e i nuovi poveri devono trovare come sopravvivere ogni giorno, lì arrivano i migranti, lì devono integrarsi. E’ quel ‘lì’ che ho scoperto in queste persone che si sono cementate in una amicizia vera, aperta che mi ha coinvolto, senza alcuna pretesa, fronzoli o discorsi inutili. Mi sono sentito a casa, nel contesto italiano, fra gente radicata nel suo contesto che mi ha fatto vedere un altro angolo del Paese e della Chiesa che ci vive. Con alcuni si sono aperti i cuori alla propria storia e a quella delle comunità che rappresentavano, sono venuti in evidenza anche i problemi.

Mi ha toccato la conclusione del nostro stare insieme ieri. Dopo un pranzo semplice che ha concluso il convegno che era intitolato al ‘dialogo’, abbiamo preso un caffè – tutti insieme gli organizzatori e relatori – in un bar vicino al comune che ci aveva ospitato. Momenti scanditi da condivisioni semplici, vere e fraterne. Poi, alla stazione di Agropoli, dopo aver salutato sindaco e personale del comune che ci aveva accompagnato nell’organizzazione di questi due giorni. Con alcuni abbiamo ancora viaggiato insieme fino a Battipaglia, poi le nostre linee ferroviarie si sono divise. Altri erano già ripartiti in auto. La sensazione che mi è rimasta in cuore – ci pensavo mentre viaggiavo verso Roma – era quella di un gran senso di ricchezza per aver vissuto un momento vero, con gente impegnata, coerente che cerca di essere testimone di un Vangelo che è servizio e che si mantiene collegata per avere coraggio e forze per poter proseguire.

Ho ricevuto una grande lezione di servizio, concretezza ed amicizia e, soprattutto, mi sento parte di questa rete!

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