Uno degli insegnamenti che il cardinale Carlo Maria Martini ha donato alla Casa della carità è che bisogna sempre capire cosa accade all’interno dei conflitti e riuscire a “Stare nel mezzo“, per cogliere le contraddizioni e favorire percorsi di maturazione delle coscienze al fine di costruire ponti di pace. Un lascito morale e spirituale che ha sempre caratterizzato il cammino della Fondazione Casa della carità così come quello dell’associazione Amici Casa della carità.

In ogni emergenza affrontata il primo desiderio è sempre stato quello di andare nei luoghi di conflitto siano essi campi nomadi, case popolari, insediamenti irregolari. La Casa della carità, con i suoi operatori, ospiti e volontari, si è anche recata nei paesi di provenienza di chi era accolto in via Brambilla, per conoscere la realtà che essi lasciavano e provare a capire meglio come poterli aiutare qui. Abbiamo viaggiato pure in quei posti da dove scaturiscono fenomeni sociali che poi hanno ricadute nelle nostre attività di accoglienza e ospitalità.

E così siamo stati in Romania, a renderci conto della segregazione subita dalle popolazioni di etnia rom; in Senegal, a contatto con le ragioni della diaspora africana; a Gerusalemme e nei campi profughi di Palestina, per toccare da vicino il perché di un’interminabile contrapposizione; in Egitto, a cogliere quegli elementi di tensione da cui, di lì a poco, sarebbe scaturita la “Primavera araba”; in Marocco, ad avvertire tanto l’allarme di donne vittime di violenza e senza diritti quanto la loro tenace lotta per l’approdo verso un nuovo ordinamento di diritto famigliare. Inoltre, a Milano, siamo stati tra i primi ad aprire le porte a profughi siriani e afghani a seguito delle guerre da cui scappavano. Cosa che abbiamo fatto, di recente, anche con l’emergenza ucraina.

È con questo stesso spirito che, già dopo i primissimi giorni dell’invasione russa in Ucraina, l’Associazione Amici Casa della carità si è chiesta cosa fare per dare segnali di pace e lavorare alla cessazione di ogni forma di violenza. Abbiamo allargato la riflessione a tutte le realtà di Reti della carità incontrando anche il cardinale Matteo Zuppi, che dopo qualche settimana sarebbe stato nominato nuovo presidente della CEI.

Tra i contatti avuti anche quelli con la rete “Per un nuovo welfare“, cui aderiamo dalla sua costituzione nel 2020, con cui ci siamo messi a ragionare sulla fattibilità di un’iniziativa di mobilitazione. Sono così nati il “MEAN-Movimento europeo di azione non violenta” e la “Marcia non violenta” del prossimo 11 luglio a Kiev, di cui Amici Casa della carità è tra i promotori e a cui anche la Fondazione Casa della carità e Reti della carità hanno aderito.

Per noi si tratta di dare seguito a quella vocazione dello “Stare nel mezzo” delle situazioni di conflitto, che da sempre ha contraddistinto la nostra storia. Non è solo un’azione simbolica, ma anche un tentativo di costruire una relazione dialogante con la società civile ucraina. Andare a Kiev significa per noi porre al centro la questione del dialogo e non quella della vittoria. Ci mettiamo fisicamente in cammino da persone che non hanno altro linguaggio se non quello della pace e del dialogo.

Organizzazione del viaggio
9 luglio

ore 14: partenza in pullman da Milano
10 luglio
– raduno a Medyka* (confine Polonia-Ucraina)
– attraversamento della frontiera (a piedi)
– viaggio per Kiev con i mezzi della società civile ucraina
11 luglio
– manifestazione non violenta a Kiev
12 luglio
– ripartenza per Medyka
– attraversamento della frontiera
– proseguimento del viaggio in pullman verso Milano
* Raccordo con chi sarà arrivato a Cracovia in aereo

Ci sono ancora dei posti disponibili per il viaggio in pullman da Milano. Chi fosse interessato a partecipare può dare la propria adesione compilando il form a questo link:
www.projectmean.it
(Clicca sul riquadro ‘Partecipa alla marcia’)

IL PROGRAMMA GENERALE DELL’INIZIATIVA.

DA MILANO VIAGGIO IN PULLMAN ORGANIZZATO DA AMICI CASA DELLA CARITÀ.

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